domenica 24 febbraio 2008

destra e scienza

"E' una delusione scoprire che il professor Veronesi abbia scoperto a ottant'anni l'agone politico in alternativa ai giardinetti", parola di Ignazio La Russa. Se ancora ce ne fosse bisogno, dopo gli insulti alla Levi Montalcini in Senato e da Storace & C., dopo la vergognosa serie di attacchi alla nomina di Luciano Maiani al Cnr (vedi l'incredibile lettera di Gabriella Carlucci e quanto ne è seguito qui: http://www.noisefromamerika.org/index.php/articoli/798?fb=hot#commenti), ci pensa La Russa a ribadire quanto da quelle parti la scienza desti un certo ribrezzo. A parte l'insulto basato su un attributo personale (l'età), come al solito la cifra dell'Italia è data dal fatto che gente come La Russa, che gode di popolarità, di imitazioni ecc. dando di fatto un contributo pressoché nullo al mondo, può permettersi di insultare uno studioso senza che questo gli nuocia, anzi, probabilmente suscitando ulteriore ammirazione. Cercando in Google Scholar "Umberto Veronesi", solo nella prima pagina di risultati si contano più di mille citazioni dei suoi lavori. Digitando "Ignazio La Russa" invece (ovviamente) non esce nulla se non il titolo di qualche lavoro che ha studiato la politica italiana, e probabilmente i suoi casi umani.

lunedì 4 febbraio 2008

votantonio

E' andata. Si vota di nuovo. La prima sensazione è di disgusto. La prima immagine che mi è venuta in mente dell'Italia che mi fa schifo è Giuliano Ferrara. Stavo leggendo le notizie dell'ultimo minuto quando mi è caduto l'occhio su una news nel cui titolo c'era: "... gli italiani lascino il paese". Ho immediatamente pensato all'Italia e invece era il Ciad.

venerdì 25 gennaio 2008

fine

ok, è finita, vediamo di mettere insieme qualche pensiero sull'accaduto. E' successo che una parte (piccola) della maggioranza ha tolto la fiducia al governo malgrado avesse firmato un programma di legislatura. E' successo che la maggior parte dei "traditori" appartenessero al centro, cosa non sorprendente come ho scritto in un altro post, dato che sono questi che più probabilmente possono essere rieletti con quella che era l'opposizione.
Tutto questo però è successo in un contesto nel quale, fin dall'inizio, era chiaro che di problemi di questo tipo ce ne sarebbero stati, in particolare fin dalla nomina iniziale di un governo di 105 persone. Non è da dimenticare che questo assetto iniziale è stato determinato in modo cruciale dalla legge elettorale approvata in tutta fretta dal centrodestra per rendere la prevista vittoria del centrosinistra la più stretta possibile, in particolare in termini di seggi in Parlamento. In un paese normale questa cosa sarebbe stata accolta dai cittadini per quello che è: una vigliaccata politica indegna di un paese civile. I suoi promotori avrebbero dovuto vergognarsi ad uscire di casa, invece sono sempre lì, pure gongolanti. Andiamo avanti. Con quelle regole è apparso razionale mettere insieme una coalizione il più larga possibile, accomunata dall'essere per motivi diversi contraria a Berlusconi. Ma, appunto, fin dall'inizio si è visto che la tendenza a privilegiare l'interesse particolare era fortissima. Si è visto poi che a questo si accompagnava sistematicamente la tendenza a cercare il consenso del proprio elettorato, invece che privilegiare la coalizione. Gli economisti dicono che l'obiettivo del politico è quello di massimizzare la probabilità di essere rieletto e non credo che ci manchino di molto. Io, ingenuamente, mi aspettavo che avrebbe prevalso la voglia di fare le mille cose che in Italia servono, e che i vari pezzetti della coalizione, essendo composti da persone mature e responsabili avrebbero trovato il modo di procedere (oggi ti stabilizzo i precari, domani mi accetti di ridurre le tasse sulle imprese, ecc.). Invece no. Da un lato fa rabbia vedere che, comunque, anche certe cose buone fatte non servono a niente. Gli italiani non capiscono che ad esempio avere i conti in ordine è prerequisito necessario per potere investire e tenere bassi i tassi di interesse, e pare che a loro non interessi particolarmente pagare molti farmaci il 20% in meno. Forse le cose migliori sono state fatte in politica estera (ritiro delle truppe in Iraq, intervento per favorire la tregua tra Libano e Israele, moratoria sulla pena di morte,..). Ma, evidentemente, anche questo non viene percepito come cosa buona (anzi, il problema principale è la base di Vicenza...). E' però innegabile che molte altre cose sono state fatte a metà, o non fatte del tutto. E' vergognoso che non sia stata fatta una legge sulle televisioni e sul conflitto di interessi. E' vergognoso che non si sia avuto coraggio sulle pensioni, magari per liberare risorse da girare al contrasto della precarietà. Insomma quasi tutto è stato non abbastanza "di sinistra" o non abbastanza "di destra". Si è finito per scontentare (quasi) tutti, anche perché, il dirsi scontenti prepara il terreno ad altre richieste, e si torna a quello che dicevo prima. Ogni volta che il governo ha fatto qualcosa, le varie parti, invece di esaltare quello che le soddisfaceva, hanno enfatizzato quello che le deludeva, una specie di bicchieremezzovuotismo cronico (ma perfettamente razionale). Tutto ciò avviene peraltro nel mezzo di una campagna politica terrificante della chiesa, dall'aborto alla libertà di espressione (proprio loro!). Ecco, a me mette tristezza che in Italia alla fine prevale quello che pensa Rocco Buttiglione su quello che pensa Umberto Veronesi, o che quello che pensa la signora di Ceppaloni che non trova niente di strano , anzi, nel fatto che la signora Mastella le abbia procurato una visita con un luminare, sia diventato di fatto quello che per molti è la politica.

domenica 20 gennaio 2008

sessantottesimo

Al Magnifico Rettore
Prof. Renato Guarini
Sapienza, Università di Roma
P.le Aldo Moro, 5
00185 Roma


e p.c. Al Presidente dell'AST, Prof. Guido Martinelli
Al Preside della Facoltà di Scienze MFN Prof. Elvidio Lupia Palmieri
Al Direttore del Dipartimento di Fisica Prof. Giancarlo Ruocco


Magnifico Rettore,
con queste poche righe desideriamo portarLa a conoscenza del fatto che condividiamo appieno la lettera di critica che il collega Marcello Cini Le ha indirizzato sulla stampa a proposito della sconcertante iniziativa che prevedeva l'intervento di papa Benedetto XVI all'Inaugurazione dell'Anno Accademico alla Sapienza.
Nulla da aggiungere agli argomenti di Cini, salvo un particolare. Il 15 marzo 1990, ancora cardinale, in un discorso nella citta di Parma, Joseph Ratzinger ha ripreso un'affermazione di Feyerabend: «All'epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto». Sono parole che, in quanto scienziati fedeli alla ragione e in quanto docenti che dedicano la loro vita all'avanzamento e alla diffusione delle conoscenze, ci offendono e ci umiliano.
In nome della laicità della scienza e della cultura e nel rispetto di questo nostro Ateneo aperto a docenti e studenti di ogni credo e di ogni ideologia, auspichiamo che l'incongruo evento possa ancora essere annullato.
Le porgiamo doverosi saluti,

Gabriella Augusti Tocco, Luciano M. Barone, Carlo Bernardini, Maria Grazia Betti, Enrico Bonatti, Maurizio Bonori, Federico Bordi, Bruno Borgia, Vanda Bouche', Marco Cacciani, Francesco Calogero, Paolo Calvani, Paolo Camiz, Mario Capizzi, Antonio Capone, Sergio Caprara, Marzio Cassandro, Claudio Castellani, Flippo Cesi, Guido Ciapetti, Giovanni Ciccotti, Guido Corbo', Carlo Cosmelli, Antonio Degasperis. Francesco De Luca, Francesco De Martini, Giovanni Destro-Bisol, Carlo Di Castro, Carlo Doglioni, Massimo Falcioni, Bernardo Favini, Valeria Ferrari, Fernando Ferroni, Andrea Frova, Marco Grilli, Maria Grazia Ianniello, Egidio Longo, Stefano Lupi, Maurizio Lusignoli, Luciano Maiani, Carlo Mariani, Enzo Marinari, Paola Maselli, Enrico Massaro, Paolo Mataloni, Mario Mattioli, Giovanni Organtini, Paola Paggi, Giorgio Parisi, Gianni Penso, Silvano Petrarca, Giancarlo Poiana, Federico Ricci Tersenghi, Giovanni Rosa, Enzo Scandurra, Massimo Testa, Brunello Tirozzi, Rita Vargiu, Miguel A. Virasoro, Angelo Vulpiani, Lucia Zanello. MARIO LAVEZZI

lunedì 14 gennaio 2008

"Un evento incongruo da annullare" La lettera dei docenti contro Ratzinger

ROMA - Un evento "incongruo" e non in linea con la laicità della scienza, l'intervento del Papa previsto giovedì 17 al termine della cerimonia di inaugurazione dell'anno accademico dell'università di Roma La Sapienza. Lo giudicano così gli oltre 60 firmatari della lettera presentata nei giorni scorsi al rettore Renato Guarini, un'iniziativa che negli ultimi giorni sta raccogliendo centinaia di consensi nel mondo scientifico, anche da tanti scienziati italiani all'estero.

Tra i firmatari, i fisici Andrea Frova, autore con Mariapiera Marenzana di un libro su Galileo e la Chiesa, Carlo Maiani, da poco nominato presidente del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), Carlo Bernardini, Giorgio Parisi, Carlo Cosmelli.

Ecco il testo della lettera: "Magnifico Rettore, con queste poche righe desideriamo portarLa a conoscenza del fatto che condividiamo appieno la lettera di critica che il collega Marcello Cini Le ha indirizzato sulla stampa a proposito della sconcertante iniziativa che prevedeva l'intervento di papa Benedetto XVI all'Inaugurazione dell'Anno Accademico alla Sapienza. Nulla da aggiungere agli argomenti di Cini, salvo un particolare. Il 15 marzo 1990, ancora cardinale, in un discorso nella citta di Parma, Joseph Ratzinger ha ripreso un'affermazione di Feyerabend: "All'epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto". Sono parole che, in quanto scienziati fedeli alla ragione e in quanto docenti che dedicano la loro vita all'avanzamento e alla diffusione delle conoscenze, ci offendono e ci umiliano.
In nome della laicità della scienza e della cultura e nel rispetto di questo nostro Ateneo aperto a docenti e studenti di ogni credo e di ogni ideologia, auspichiamo che l'incongruo evento possa ancora essere annullato".
Repubblica, 14 gennaio 2008

venerdì 14 dicembre 2007

Our Band Could Be Your Life - Michael Azerrad

Il sottotitolo è "Scenes from the American Indie Underground: 1981-1991". Il libro è consigliato a coloro per i quali nomi come Minutemen, Black Flag, Minor Threat, Fugazi, Dinosaur Jr hanno significato qualcosa. E' la storia di queste e di altre band. Il racconto è ben scritto, la cosa forse più sorprendente è vedere come questi musicisti per molti versi ormai leggendari fossero spesso e volentieri dei veri morti di fame, capaci di avere a volte un biscotto da dividersi nell'arco di una giornata. L'anno finale del periodo coperto non è casuale: è l'anno di uscita di "Nevermind", lo spartiacque. Azerrad osserva giustamente come l'ingresso delle major nel mondo indie abbia alterato fondamentalmente la struttura su cui era sempre vissuto, fatto di relazioni personali, passaparola, aiuto reciproco e tanto entusiasmo, sostituendo il tutto con rapporti tra band e etichette in cui il problema principale era fare i soldi. Questo ha fondamentalmente distrutto il processo creativo che era in corso. Ad ogni modo, lettura piacevole con qualche chicca, come l'"incontro" tra i Butthole Surfers e Jimmy Carter. 8/10

Nomeansno

Ho visto i Nomeansno la prima volta nel 1991 al Leoncavallo, al tempo del tour di 0+2=1. Ho questo strano ricordo di essere in coda per entrare con Lorenzo mentre gli dico che sto preparando matematica per l'economia e che non mi sembra molto difficile (lo dovrò ripetere tre volte prima di passarlo con un voto decente). L'ultima volta li ho visti a Rosignano (LI) nel 2005, in mezzo altre 5 volte di cui una a Londra. Ho sempre pensato che assomiglino ai Joy Division per l'uso di basso e batteria e che i testi abbiamo qualcosa di Leopardiano. Qualcuno sarà mai d'accordo?
It's been said before but I'll repeat it: don't you feel like you've been cheated? Enjoy.

mercoledì 5 dicembre 2007

Matematica e scienze, ecco le eccellenze E l'Italia piazza sei università al top

Dopo le recenti bocciature internazionali per l'università italiana è in arrivo un buona notizia. Il Centre for Higher Education development (CHE) con sede a Gütersloh, in Germania, ha elaborato il Ranking of excellent european graduate programmes in the Natural sciences and Mathematics 2007 (Classifica dei programmi europei di eccellenza per laureati in Scienze naturali e Matematica 2007). Insomma, una lista delle migliori facoltà (dipartimenti) europee per studiare Matematica, Fisica, Chimica e Biologia. E nella classifica (che prende in considerazione oltre 4 mila dipartimenti del Vecchio continente) l'Italia piazza "una eccellenza" in Matematica, una in Chimica e ben quattro in Fisica. Nessuna invece in Biologia.

Lo studio commissionato dal settimanale tedesco "Die Zeit" rappresenta per le facoltà scientifiche italiane una specie di rivincita dopo le batoste "inflitte" dal Times-QS. Negli ultimi 10 anni in Italia gli iscritti a Matematica, Fisica e Chimica sono calati e le relative facoltà sono entrate in crisi per carenza di studenti. I ragazzi delle scuole superiori, con ogni probabilità, sono stati attratti dalle novità nel campo dell'offerta formativa universitaria e hanno snobbato le facoltà scientifiche "di base". Solo di recente si intravede un'inversione di tendenza ma i numeri relativi alle immatricolazioni restano comunque bassi.

Dopo una rigida selezione il dipartimento di Matematica dell'università di Tor Vergata a Roma è risultata una delle 19 eccellenze, l'unica in Italia, presenti in Europa. Tor Vergata è in buona compagnia: Cambridge e Oxford, tanto per citare le più conosciute. A guidare il dipartimento è il professore Domenico Marinucci che punta sulla "forte internazionalizzazione e su un gruppo di docenti giovani che afferiscono alle facoltà di Scienze e Ingegneria. Questa interdisciplinarietà permette di coprire un vastissimo insieme di campi di ricerca". E non solo. "In particolare - continua Marinucci - quest'anno più della metà degli iscritti al dottorato è di provenienza estera, anche grazie al conseguimento di prestigiose borse di studio e le prospettive di lavoro per i laureati sono in aumento". Le più recenti indagini evidenziano che il 65 per cento dei laureati in Matematica trova una occupazione presso imprese private".

Il fronte delle eccellenze italiane non si limita all'ateneo della Capitale. Il dipartimento di Chimica dell'università di Bologna è tra i 25 considerati al top in Europa. Ma la soddisfazione maggiore per la formazione universitaria nostrana arriva nel campo della Fisica. Sono ben 4, sui 24 selezionati in Europa, i dipartimenti italiani nell'olimpo europeo: Firenze, Padova, Pisa e Roma (La Sapienza). Un vero record che viene sottolineato dagli stessi estensori della pubblicazione annuale.

Lo scopo dell'indagine è quello di fornire agli stessi atenei una misura della qualità dell'azione di ricerca portata avanti e ai potenziali utenti una guida per effettuare scelte oculate riguardo al proseguimento degli studi: master e dottorati di ricerca. I quattro parametri presi in considerazione sono: il numero delle pubblicazioni scientifiche relative al periodo 1997/2004, il numero di citazioni da parte degli altri atenei, la presenza di ricercatori al top (tra i 250 più citati in Europa) e l'utilizzo di fondi europei del programma Marie Curie, che favorisce la mobilità internazionale dei ricercatori con lo scopo di incrementare "lo sviluppo e il trasferimento delle competenze di ricerca, le prospettive di carriera, e la promozione di eccellenza in Europa".

Repubblica, 4 dicembre 2007

sabato 1 dicembre 2007

An Insolent Noise

Breve resoconto del festival "An Insolent Noise", svoltosi a Pisa dal 29 novembre al 2 dicembre 2007. L'intenzione degli organizzatori era verificare fino a che punto il jazz può essere ancora oggi una musica di rottura. Il mezzo è stato allestire un cartellone con artisti piuttosto eterogenei come età, provenienza e approccio, ma accomunati dal possedere spiccate individualità. Inoltre, non a caso si è scelto di chiamare alcuni musicisti che accostano il jazz all'elettronica, come presa d'atto del potenziale di uno dei vari crossover che si sono tentati di recente in ambito jazzistico. Dico subito che mi sono perso la serata del 29 con Elio Martusciello. 30 novembre. La serata prevede due gruppi italiani: Paolo Sorge and the Jazz Waiters e Gallo and the Roosters. Entrambi fanno parte di collettivi più ampi ciascuno dei quali ha come riferimento una etichetta (www.impovvisatoreinvolontario.com e www.elgallorojorecords.com). Entrambi i concerti sono stati di notevole spessore. I primi hanno un approccio piuttosto canonico, sia come composizione dell'ensemble (chitarra-contrabbasso-batteria-trombone), che come struttura dei pezzi. Ciò nonostante riescono frequentemente a sorprendere "sporcando" le loro composizioni con la batteria di Francesco Cusa (ottimo) o il trombone di Tony Cattano (entrambi membri dei più atipici Skruch). I secondi invece pescano in abbondanza da tematiche rock, ricordando a tratti gruppi assai diversi come i Morphine o i Secret Chief 3 (ma non così orientaleggianti). Anche in questo caso è molto apprezzabile una certa sana sfrontatezza che permette di impostare serenamente brani alla "Peter Gunn Theme" o di piazzare intervalli free in pseudo-colonne sonore di spy movies (questo mi ha fatto venire in mente l'approccio del Morricone di "Crime and Dissonance"). In entrambi i casi freschezza, tanta attitudine, poca riverenza e, il che non guasta, una giusta dose di ironia. 1 dicembre. Primo a salire sul palco è l'Indigo Trio, ovvero Nicole Mitchell al flauto, Hamid Drake alla batteria e Harrison Bankhead al contrabbasso, che ci trasporta immediatamente in Africa, nei grandi spazi evocati soprattutto dal flauto della Mitchell. Rispetto ad altri contesti, Drake rimane maggiormente nelle retrovie lavorando molto sui piatti, lasciando la conduzione alla Mitchell e molto spazio a Bankhead, che tratta in modo molto "fisico" il suo strumento. L'improvvisazione può essere assimilata ad una partita di baseball: apparentemente non succede nulla per lunghi tratti, poi si creano istanti di grande azione e, nel caso della musica e se i musicisti ne sono capaci, magia. Questo concerto (nel complesso eccellente) ne è una conferma. Seguono i Trapist, trio austriaco che porta in tutt'altra dimensione. Trapist è un gruppo di improvvisazione, che svecchia concetti già elaborati in passato, ad esempio, dal Gruppo di Improvvisazione Nuova Consonanza (per l'uso della "sezione ritmica", batteria e contrabbasso, e dei rumori), unendoli ad una sensibilità post-rock (vedi il ruolo della chitarra, che può ricordare gruppi come i June of '44 (grazie Gabriele)). Nel complesso un concerto piuttosto ostico, forse un tantino prolisso, che ha il merito comunque di fare entrare prepotentemente il "noise" nella rassegna. 2 dicembre. Apre il trio di Pasquale Innarella, con un set basato su classici del free-jazz (Ayler, Braxton, ecc.). Prova piuttosto energica, che in un contesto del genere aiuta ad avere un punto di riferimento in un approccio che però appare ormai datato e piuttosto prevedibile. Finale di serata e di festival con gli Spring Heel Jack insieme a John Tchicai (72 anni). Ho una personale passione per gli SHJ, per la loro unica storia di duo elettronico/drum'n'bass che si reinventa come nucleo di formazioni che hanno via via incluso superstar dell'improvvisazione (Evan e William Parker, Matthew Shipp, e tanti altri). Il loro disco con Tchicai su Treader è una delle cose che mi sono piaciute di più di recente. Il concerto si apre proprio con uno dei pezzi del disco per proseguire in modo più "orchestrale" (stasera sono in sei). L'impressione è di qualcosa di non particolarmente nuovo, ma la materia in loro mani riesce comunque ad impressionare. Insomma, alla domanda da cui è partito il festival credo si possa rispondere in modo affermativo, anche se certamente non è solo nel jazz che oggi si può trovare inventiva, creatività e insolenza.

domenica 25 novembre 2007

Il ritorno di Cagliostro

Quando ho parlato male del cinema italiano mi sono scordato di Ciprì e Maresco. In senso buono, cioè di autori tra i pochi che hanno coraggio. Sono finalmente riuscito a vedere un loro lungometraggio dopo tonnellate di Cinico Tv e altre cose televisive (Il Ritorno di Cagliostro), complice una pessima distribuzione dei loro lavori. Il film è stupendo, impostato come "Forgotten Silver" di Peter Jackson, con la Trinacria Cinematografica al posto di Colin McKenzie. Tod Browning, John Waters, Fellini (?), Lynch frullati, anzi rifritti alla palermitana. I luoghi comuni dissacrati (Santa Rosalia, I beati paoli), gustose prese per il sedere del mainsteam (Tornatore e Benigni). Disgustoso, noioso e poetico.

venerdì 16 novembre 2007

Qualcosa di sinistra?

L'Onu ha votato la moratoria sulla pena di morte. Una cosa eccezionale, se si pensa che a promuoverla ci ha pensato in modo determinante...l'Italia! Incredibile eh? D'altro canto l'anno scorso grazie all'Italia è stata fermata la guerra tra Israele e Libano. Per cui, una volta tanto, parliamo bene di questo paese e, lo so è dura, di D'Alema (quello della Bicamerale, del governo con Cossiga, di Unipol, ecc.) (qui in una foto giovanile con il futuro ministro dell'Università Mussi)

mercoledì 14 novembre 2007

vizzini

Una delle cose simpatiche che hanno caratterizzato finora la mia vita in Sicilia è la scoperta che Carlo Vizzini è ancora in circolazione. Non solo, apparentemente è anche ancora parecchio influente. Io pensavo che ormai fosse stato consegnato alla storia insieme a ruderi della prima repubblica come Altissimo, Nicolazzi, Gaspari, ecc. (se non ricordo male Vizzini era stato ministro delle poste stabilendo record clamorosi di assunzioni). Tra le altre cose, Vizzini appare spesso sulle tv locali ad esempio in una trasmissione che segue le partite del Palermo dove svolge la funzione di esperto di calcio (e dove viene chiamato affettuosamente "il senatore"). Ad ogni modo, ho appena assistito a quella che credo sia una rubrica fissa su una rete locale che si chiama: "Il punto di Vizzini". Il senatore ha tentato di spiegare come un articolo della finanziaria attualmente in discussione in Senato rappresenti un duro colpo per il sud. Da quanto ho capito (la spiegazione non è stata esattamente chiara), c'è una norma che riduce una tassa sulle imprese (l'IRES) in maniera significativa ma, a quanto spiega il senatore, questo avviene in modo più sostanzioso per le imprese "più grandi e meno indebitate" che non per le imprese "più piccole e più indebitate". Quindi, sostiene Vizzini, dato che le seconde sono soprattutto nel sud, ecco un duro colpo al meridione da parte del governo. Ora, a parte i piagnistei della classe dirigente locale che incolpa stabilmente il governo nazionale delle disgrazie della Sicilia, giusto per continuare ad ottenere trasferimenti , questo argomento sulle tasse da chi in fin dei conti fa parte della liberista Forza Italia lascia un po' interdetti. Ammettendo che le cose stiano come dice Vizzini (ma da come si è incasinato mentre spiegava non sono nemmeno sicuro che abbia capito l'articolo), a me sembrerebbe normale premiare con un bonus fiscale le imprese più efficienti. Mi pare sia la terza volta in cui parlo delle assurdità di esponenti di Forza Italia in materia economica e, mi accorgo solo ora, si tratta di tre siciliani. Credo non ci sia bisogno di andare fino a Roma per scoprire chi sono i responsabili dei mali della Sicilia, basta accendere la tv.

l'informazione

Qualche sera fa la televisione ha offerto uno spettacolo particolare. Andavano in onda in contemporanea sulle principali reti (RAI 1 e Canale 5) due programmi di informazione condotti da autorevoli giornalisti (Vespa e il sopravvalutato Mentana), dedicati all'omicidio di Meredith, la studentessa inglese uccisa a Perugia. Questo è un caso in cui gli stessi inquirenti ci stanno capendo poco, ma ciò nonostante ben due trasmissioni sono state costruite sul fatto. Una cosa interessante che ho ascoltato è stato un parere di un giornalista inglese. Questo diceva che, in Inghilterra, in un caso del genere ai giornalisti viene proibito di scrivere alcunché, fino a che non c'è qualcosa di certo da riportare. Invece qui da noi questi fatti di cronaca nera diventano dei casi nazionali anche se di accertato c'è poco o nulla. Questo senza la minima preoccupazione nei riguardi di chi viene sbattuto in prima pagina ("sbatti il mostro in prima pagina" sembra non sia servito a niente), nel paese dei garantisti peraltro (en passant: niente male lo spessore del padre di Sollecito che, prima ancora di andare a Perugia dichiara: "Mio figlio è innocente!" A quando un padre che, in una situazione del genere dichiara: "Spero che mio figlio sia innocente, se non lo fosse è giusto che paghi, ho comunque fiducia negli inquirenti"?). Comunque, questa storia mi fa pensare alcune cose: da un lato, come detto abbondantemente da tanti, in Italia è in corso da tempo una sistematica operazione di occultamento delle questioni importanti e della loro sostituzione con la cronaca nera. Dall'altro che una legge come quella inglese da noi non passerebbe mai, o il fatto che non ci sia è una prova della potenza della lobby dei giornalisti, ennesima casta. D'altro canto, la fine è nota: Amanda Knox all'Isola dei Famosi, Patrick Lumumba nell'orchestrina di Buona Domenica e Raffaele Sollecito da Vespa a spiegare come si fa a rollare una canna!

Colombo ministro della giustizia subito!

Domenica ho visto Gherardo Colombo dalla Annunziata. Ora, in un sistema nel quale viene allocato al ministero della giustizia Mastella e non uno come Gherardo Colombo è un sistema in cui evidentemente c'è qualcosa che non va. Colombo è stato protagonista della stagione di Mani Pulite che, a distanza di anni, non solo non è servita a niente, ma anzi viene ricordata come la stagione del "giustizialismo", in sostanza un periodo in cui un tot di giudici hanno pensato bene di cercare di ingabbiare un po' di politici. Così, tanto per passare un po' il tempo e guadagnare un po' di notorietà. Gherardo Colombo è invece una persona con un profondo senso dello stato e delle istituzioni che, ad esempio, ha ben chiaro qual'è IL problema dell'Italia quando dice: "Quando viene fatta giustizia emettendo una sentenza dopo 15 anni vuol dire non fare giustizia". Inoltre, commentando l'uscita di Berlusconi sui giudici e Dell'Utri di cui parlo sotto, ha detto: "uno che pensa una cosa del genere ha una visione della democrazia diversa da quella che sta nella Costituzione". Grande! Ha dato di fatto del fascista a Berlusconi, dicendo in modo garbato ciò che dovrebbe essere sotto gli occhi di tutti: che a uno come Berlusconi manca l'abc della democrazia, come la separazione dei poteri (io ho sempre pensato che Berlusconi sia un fascista "naturale", cioé uno per il quale non serve nemmeno scomodare Mussolini). Ad ogni modo, uno come Colombo in questo paese passa per un estremista, come Borrelli, come la Bocassini e, oggi, magari come la Forleo e De Magistris.

Forza Italia!

Per un puro caso ho assistito a parte di una live performance di Berluskony (che scritto così magari lo fa sentire un po' Sarkozy) grazie a SkyTg24 che ha dato in diretta una parte del suo intervento a Montecatini al meeting dei circoli (mi pare) della libertà capitanati da Marcello Dell'Utri. Ho assistito piuttosto allibito ad un ex primo ministro che intratteneva un pubblico osannante mescolando nello stesso discorso aneddoti giovanili, sua madre, e slogan triti tipo l'italia-che-lavora-contro-l'italia-che-chiacchiera o l'Italia-dell'amore-contro-l'Italia-dell'odio (copyright che pensavo appartenesse a Cicciolina). Il tutto per raggiungere un climax oratorio cingendo dell'Utri e dicendo, più o meno testuale: "ma insomma, quest'uomo che ancora oggi suscita entusiasmo tra tanti giovani, sì, avrà anche avuto frequentazioni con dei mafiosi, ma come si fa a condannare uno per le sue frequentazioni? La pena dovrebbe recuperare un uomo alla società, ma chi è da recuperare non è quest'uomo ma i giudici che lo hanno punito". Standing ovation. Ora, è bene ricordare che Dell'Utri è un pregiudicato (ha una condanna passata in giudicato per false fatture, una condanna in secondo grado per tentata estorsione e un primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa) e un ex Presidente del consiglio che fa una scena del genere dovrebbe suscitare uno scandalo inaudito. Naturalmente niente di tutto è successo, per lo stato di morte apparente in cui versa l'informazione in Italia.

Catanzaro

Esami universitari falsificati
funzionario arrestato a Catanzaro


CATANZARO - In cambio di denaro falsificava i libretti universitari facendo risultare come superati esami che in realtà non erano mai stati sostenuti. Francesco Marcello, funzionario dell'Università, 49 anni, è stato arrestato dai carabinieri con le accuse di corruzione e falso ideologico e materiale.

Secondo gli inquirenti, Marcello ha consentito a un certo numero di studenti di conseguire la laurea in Giurisprudenza, facoltà presso la quale è responsabile della segreteria didattica.

All'arresto del funzionario si è arrivati nell'ambito di un'inchiesta condotta dal sostituto procuratore della Repubblica di Catanzaro, Salvatore Curcio, che ha chiesto al gip l'emissione di un'ordinanza di custodia cautelare. Marcello è stato posto agli arresti domiciliari.

(Repubblica, 14 novembre 2007)

domenica 4 novembre 2007

risolto il mistero del cinema italiano

Di recente Quentin Tarantino ha detto sostanzialmente che il cinema italiano fa schifo. In molti se la sono presa, anche se l'opinione per quanto mi riguarda è ampiamente condivisibile. Io i film italiano li evito il più possibile. L'ultima cosa che ho visto un po' per caso è un film di Ozpetek (di cui non ricordo il titolo) in cui una manager spietata ha una crisi di coscienza e si mette ad aiutare i poveri. Una cosa imbarazzante. Gli unici film carini che ricordo negli ultimi anni sono "Pane e tulipani" e "La lingua del santo", mentre ritengo dei piccoli capolavori "Peggio di così si muore" (con i Broncovitz di Crozza & co) e "Zora la vampira" dei Manetti Bros. Per il resto ricordo strazi a base di Castellitto. Il cinema italiano è in stato comatoso perenne essendo del tutto sparita soprattutto la capacità e la voglia di osare. Mentre in Europa sono usciti "L'Odio" in Francia, "Il Cameraman e l'assassino" in Belgio, e vari Almodovar in Spagna, in Italia nulla. L'unica cosa un po' audace che ricordo è stata "Almost Blue" di Infascelli, tratto dal libro di Lucarelli, che era piuttosto ridicolo. Ad ogni modo, oggi ho letto sul Venerdì che forse il motivo della crisi non è così misterioso. Tutto si può probabilmente spiegare con l'ostracismo nei confronti di Luca Barbareschi che, secondo lui, è il "migliore attore italiano" (testuale), ma nessuno lo chiama. Ecco dunque la spiegazione! La lobby veltronian-sinistrosa continua a fare lavorare la Buy, Rubini e compagnia e mette all'uscio un grande attore. Che è peraltro un fine intellettuale, a cui di recente ho sentito ad esempio dire in tv che il duce alla fine non faceva così schifo, e nemmeno Franco in fondo, per concludere insultando il suo interlocutore (Mario Adinolfi) per il suo aspetto fisico. Quindi, il mistero è risolto, grazie all'intervento provvidenziale del commissario Soneri-Barbareschi, interprete della prestigiosa fiction "Nebbie e delitti", vetta di una carriera che lo aveva visto addirittura apparire in "Cannibal Holocaust" (il che potrebbe farlo ben figurare agli occhi di Tarantino che quindi sarebbe di certo d'accordo con me!)

domenica 21 ottobre 2007

Mancini

L'Inter è stata penalizzata perché alcuni suoi tifosi hanno mostrato striscioni del tipo: "ciao colerosi" durante Inter-Napoli. La curva nord rimarrà vuota per un turno, poiché quegli striscioni sono stati giudicati razzisti. Mancini è riuscito a criticare la cosa dicendo che si trattava solo di sfottò, l'Inter ha addirittura fatto ricorso. Ieri sera, l'ottimo Varriale dopo Reggina-Inter ha fatto una domanda a Mancini sulla questione, dopo che molti l'avevano criticato, e Mancini si è incavolato di brutto accusando i giornalisti di strumentalizzare, che lui ha solo espresso un'opinione ecc. Non è purtroppo la prima volta che all'Inter calano le braghe davanti ai tifosi, malgrado un motorino volato dalla curva e un lancio di petardi nel derby che è costato mi pare 4 turni di squalifica al campo. Io in curva dell'Inter ci sono stato per circa 4 anni, dai 15 ai 19 anni (ultimo anno: scudetto 1989-90) e qualche idea me la sono fatta. Penso che da un lato Mancini abbia ragione quando dice che quelli non sono insulti razzisti. Cioé: lo scopo dell'Ultras è quello di insultare nel modo che ritiene più efficace la tifoseria avversaria. Se la tifoseria avversaria è "sensibile" a questioni "razziali" (tipo nord-sud) allora l'ultras urla "terroni", "lavatevi", ecc. In altri casi si usano altri argomenti: con gli juventini si inneggia all'Heysel, con i bolognesi al 2 agosto, con i bergamaschi "andate in cantiere", ecc. In questo senso, se si ritiene che l'ultras sia in grado di elaborare un idea di razzismo, in realtà se ne sopravvalutano le capacità intellettive. Il suo scopo è molto più modestamente quello di fare incazzare la tifoseria avversaria (in particolare quella con cui ci sono forti rivalità). Questo non toglie minimamente ragioni alla sanzione comminata all'Inter. Era ora. E' anche una cavolata l'argomentazione: "ma sono solo 5 imbecilli, così si colpiscono 5000 persone". Se infatti passasse una norma per la quale, in questi casi, l'unica azione possibile fosse contro i singoli, la forza disincentivante della norma sarebbe molto debole: chi volesse agire sa che la probabilità di essere individuato è molto bassa. Invece colpire nel mucchio è molto più efficace: quantomeno perché mette potenzialmente contro questi singoli i compari della curva. Dal punto di vista del singolo, è molto più disincentivante l'idea che: se causo una squalifica della curva, rischio che gli altri ultras mi rompano il culo (uso un linguaggio consono alla situazione). A farci caso è un po' come funziona la mafia, ma mi pare che altri abbiano già notato che nelle curve opera di fatto un insieme di norme similmafiose. In sostanza, per evitare che tutte queste assurdità continuino ad accadere (dagli striscioni insultanti ai morti, perché è qui che si arriva), basterebbe una cosa: sciogliere in modo coatto i gruppi ultras. Questi gruppi portano la violenza fino a partire dai propri nomi: brigate, commando (c'era addirittura "settembre bianconero"!), praticano di fatto l'estorsione nei confronti della società, al loro interno prevale una logica mafiosa. Andare allo stadio dovrebbe ridiventare un fatto essenzialmente personale: ci vado con gli amici/con la famiglia/con la fidanzata, non ci vado perché ci va il gruppo. Andare allo stadio dovrebbe ridiventare una tra le possibili opzioni su come passare un pomeriggio o una serata, e non una tappa in una specie di guerra civile strisciante fatta di infami, di gemellati, di conigli, di lamate, di vendette, ecc. Io in curva ci sono andato per 4 anni e mi ci sono divertito molto (mai dato mazzate, rischiato di prenderle sì), ma credo che la mia vita non avrebbe subito dei contraccolpi particolari se avessi rinunciato a quell'esperienza. In altre parole, se il prezzo da pagare è che qualcuno perderà qualche occasione di divertimento, i benefici saranno molto più sostanziosi.

sabato 20 ottobre 2007

MUSTella II

Prendo il giornale stamattina e trovo a tutta pagina la notizia che Mastella è indagato e quindi bisogna andare a votare (secondo lui). La logica mi sfugge. Ad esempio, il suo odiato collega Di Pietro, quando era ministro ed era indagato fece una cosa molto semplice (e a quanto mi risulta unica): si dimise, risolse i suoi problemi in tribunale e poi rientrò in politica. Questo tanto per dimostrare che non è difficile immaginarsi conseguenze diverse da quelle prospettate da Mastella rispetto all'indagine di un magistrato su un ministro. E' anche vero che tentare di fare un ragionamento qualsiasi di fronte a personaggi simili è tempo perso. La cosa che, almeno personalmente, non mi è del tutto chiara è: ma Mastella cosa ha di particolare? Cioé, per altri politici non è così difficile individuare delle peculiarità e ad esempio i loro gruppi (o lobby) di riferimento (chessò, i fascisti per Storace, gli evasori fiscali per Berluscony, i pensionati per Diliberto, le Coop per Fassino, i divorziati per Casini, ecc.). Cosa lo distingue da altri? Tempo fa gli ho sentito rivendicare in una trasmissione che lui è contrario al referendum (a proposito: ecco forse perché vuole andare a votare al più presto!) perché, in fondo, i partitini hanno assicurato la governabilità nel passato. C'era Massimo Giannini di Repubblica che gli ha chiesto: ma quale governabilità? L'Italia nel dopoguerra ha avuto circa 40 governi in 40 anni (altro esempio di tempo perso a fare un ragionamento semplice semplice con Clemente). Quindi teniamocelo, why not?

domenica 14 ottobre 2007

Per Dinci

Alla fine sono andato a votare alle primarie. Ci sono state diverse cose che mi avevano fatto passare la voglia: la mancanza di un faccia a faccia tra tutti i candidati, la procedura di voto con di fatto le liste bloccate, l'ideona di votare anche per i rappresentanti locali che ha creato scannamenti vari in diverse parti d'Italia, la mancanza di vero entusiasmo per i diversi candidati. Alla fine ha prevalso un ragionamento che mi sono trovato a fare spesso: anche se dal punto di vista personale il voto non mi dà molto, può in qualche modo servire a qualcun altro. Comunque, anche se in modo zoppicante, con questa occasione diverse persone si sono messe a fare politica, e questo è positivo. Il tempo dirà se un po' di novità riuscirà ad arrivare ai vertici. Ad ogni modo, i dubbi di avere fatto o meno una cosa giusta sono scomparsi mentre mi trovavo in coda al seggio. Insieme a me c'erano un ragazzo di colore e un signore di origine indiana o pachistana. Quella sensazione di "inclusione" da sola è bastata. Come direbbe Gianni Mura, altre considerazioni. D'altro canto cosa viene offerto a sinistra? Oggi ho comprato il Manifesto dopo parecchio. L'editoriale di Gabriele Polo sul PD mi ha messo sinceramente tristezza: "l'atto di crescita di un potentato... stabilizza il berlusconismo...trasformismo.." Insomma sembra scritto da un leghista, manca solo "Roma ladrona". Quelli che sono fuoriusciti dai DS non mi sembra abbiano ancora battuto un colpo (a parte quella geniale manifestazione in cui c'era una piazza che era contro Bush e contro il governo e una che era contro Bush ma non contro il governo). Più in là ci sono due partiti comunisti la cui divisione ora è senza senso (si erano divisi tra quelli che volevano essere comunisti ma al governo e quelli che volevano essere comunisti ma fuori dal governo). Si uniranno? Quando e in nome di cosa? L'unico indizio a mia conoscenza sono le parole di Giordano all'indomani dell'uscita di Mussi & Co: "insieme in una forza antiliberista e antimilitarista" (o anti qualcos'altro che non mi ricordo). Un po' pochino.

sabato 13 ottobre 2007

storace

Nei giorni scorsi l'On Storace ha difeso alcuni suoi simpatizzanti che avevo sostenuto la necessità di fornire a Rita Levi Montalcini delle stampelle per aiutarla a svolgere il suo lavoro di senatrice. "So' ragazzi" è stato il commento. Se ci fosse bisogno di dimostrare per l'ennesima volta che in Italia le cose funzionano alla rovescia, basterebbe citare questo caso: un premio Nobel viene insultato da un personaggio che tra le sue performance recenti può annoverare l'avere distrutto i bilanci della regione Lazio da governatore, l'essersi fatto trombare al giro successivo da Marrazzo per essere però, giustamente, ricompensato della trombatura con un posto da ministro dalla S. Berlusconi Inc. (e oggi accusa addirittura Napolitano di non poter dare lezioni di etica!), avere collezionato accuse (vedi Laziogate) tali da rendere quantomeno coraggioso il suo portare la faccia in giro. La cosa paradossale è che probabilmente molti italiani sono d'accordo con lui (e probabilmente anche con Calderoli che in Senato è riuscito a urlare ai senatori a vita, compresa la Montalcini, "andate a lavorare!" (sic)). Soffermatevi su questo: in questo paese può succedere che un Calderoli (quello della maglietta anti Islam) urli a un premio Nobel di andare a lavorare. Ma che paese è?

giovedì 11 ottobre 2007

Micci...CHE?

Gianfranco Micciché (presidente ARS) è riuscito a dire che è stato un errore dare il nome "Falcone e Borsellino" all'aeroporto di Palermo perché uno appena arriva in Sicilia pensa subito alla mafia, e questo non va bene per l'immagine dell'isola. A parte i facili commenti, va notato che questo ragionamento è simile a quello fatto a suo tempo da Silvio H. Berlusconi, non a caso capo del partito di Micciché, quando se la prese con sceneggiati tipo "La Piovra" perché, cribbio, i mafiosi sono quattro gatti e con certe trasmissioni si infanga l'immagine dell'Italia tutta. Ora, in un paese normale uno come Micciché non avrebbe probabilmente nemmeno iniziato una carriera politica ma, se proprio bisognava fargliela fare, la carriera l'avrebbe dovuta avere distrutta dopo che essersi fatto beccare a farsi consegnare la coca al ministero quando era sottosegretario (non mi ricordo di cosa, ma penso che non se lo ricordi nemmeno lui).

Beirut - Gulag Orkestar

Il disco è del 2006, ma me l'ero perso. Sembrano i Calexico se fossero europei e avessero Thom Yorke per cantante. Bellissimo. Ascoltate magari la mattina "Postcards from Italy"

Vita fuori tempo di Ivan Dolinar - Josip Novakovich

Lettura in crescendo, all'inizio così così, da un certo punto in poi molto divertente.
7-/10

mercoledì 3 ottobre 2007

un pallottoliere all'Onorevole please

L'On. Prestigiacomo, ospite ieri serà a Ballarò ha regalato la seguente chicca. Si parlava di sgravi alle imprese sull'Irap e un esponente di Confindustria stava spiegando che la cosa gli sembrava positiva ecc. La Presti (che, letto quest'estate, asserisce di non avere mai avuto amici di sinistra in gioventù..) lo ha interrotto dicendo che questi sgravi nel caso favorirebbero le grandi imprese e non le piccole. Il confindustriale ha risposto secco che questo non è vero, essendo l'Irap calcolata sul numero di dipendenti, quindi con un dipendente si paga tot mentre con 100 dipendenti..e la Presti ha ribadito: "Ecco appunto, ci guadagnano di più le grandi imprese!" Ora, se ad esempio l'Irap è 10 Euro per lavoratore, un'impresa con un lavoratore paga 10 e un'impresa con 100 lavoratori paga 1000. Ma l'incidenza è, in proporzione, la stessa sia per la piccola che per la grande impresa. Forse l'On Prestigiacomo pensa che l'India sia più ricca dell'Italia perchè ha un PIL più grande (nel 2006: $4.164 trillion vs $1.756 trillion, da cia.gov). Onorevole, insegno Economia a Palermo al primo anno, se passa da queste parti in aula c'è posto (porti magari anche il suo collega Schifani).